Un pò di storia

.....Colleverde come era nel 1960/70
Il paese di Colleverde, che anticamente era chiamato Collesiccu, anche per ragioni strategiche, era situato sulla cima del monte della crocetta. Con i terremoti andò tutto in rovina, tutto raso al suolo, e così, per la parte più rurale, fu ricostruito più sotto, poco più a valle, dove era il conventino. Rinacque, attorno la preesistente Chiesa conventuale.
Particolare curioso: le campane che si trovavano sulla chiesa sita sopra a Collesiccu, sono quelle attualmente usate sulla chiesa di Volciano. La "Chiesa parrocchiale di Santa Lucia" nasce come chiesa di un monastero, uno dei tanti piccoli presidi monastici dei benedettini che, intorno al 1450, a piccoli gruppi di confratelli, si insediavano nelle zone montane dell'Appennino centrale. 
 Cosicchè , per vari secoli, Colleverde divenne un piccolo centro di cristianità, di apostolato, di preghiera, di lavoro e di missione. Sotto la chiesa esiste un'aula funeraria che conserva ancora i resti di chissà quali compianti.
Tra la chiesa e gli edifici conventuali vive ancora oggi il sacrato, un triangolo di terra consagrata, utilizzata, com'era in uso, per dare degna sepoltura ai più poveri.
 (prima della nascita dei cimiteri i morti venivano seppelliti presso le chiese) Dal sacrato, si dipartiva una serie di edifici. Questi, attaccati fra loro, formavano un unico corpo del convento:
 la prima casa era lu zzeppatu, che per vari anni, era stata la casa di Valeri Quinto, poi, più recentemente, venne acquistata dalla numerosa famiglia di Ardea;  appresso poi, (ora demolito) c'era un edificio sempre a due piani, proprio di fronte alle stalle di Francischittu titolare dell'osteria-spaccio e nonno di tutti i Valeri colleverdani.
Questo edificio aveva un entrata ad arco chedava su un piccolo chiostro dove, al piano superiore, una piccola loggia interna serviva d'accesso alle cellette dei frati che avevano piccolissime finestre dirimpetto
 alle stalle. Il manufatto purtroppo è stato tolto perchè, per via dei terremoti, era assai pericolante. Il convento poi inglobava anche la casa, ora di Evelina, mater di Pino e Piero.
 Con la fine del convento per il trasferimento dei monaci, la chiesa diventa parrocchia. Tutte le opere, gli arredi sacri, pregevoli o non, nella Chiesa, sono stati dona Con la fine del convento per il trasferimento dei monaci, la chiesa diventa parrocchia. Tutte le opere, gli arredi sacri, pregevoli o non, nella Chiesa, sono stati donati a volte con veri sacrifici economici, dalle famiglie colleverdane.
L'ultimo parroco che ha certificato nascite, funerali e matrimoni fu Don Alberto Nardi al quale gli è stata intitolata la Piazza del paese. A causa del devastante terremoto del 1703, e di altri sismi avvenuti prima e dopo, molte case,
molte  architetture si sono modificate ed ancora oggi se ne intravedono i segni, ma fortunatamente la chiesa, bene o male ha sempre resistito.  La Madonna del viandante voluta da Don Alberto Nardi (1969) 
Lunotto sul portone della chiesa parrocchiale eseguito e donato da Giorgio Fiordelli.
Mosaico in preziosi smalti policromi di Murano. Stilisticamente si configura nel realismo-essenziale nella semantica che è Maria che indica la via. Cromaticamente è mosso da larghe campiture con vaste zone ad andamento orizzontale. Mosaico indiretto romano.
Vedendo, dall'interno, la chiesa parrocchiale di Santa Lucia.
 
 Si notano: le porticine della Sacrestia con sopra le nicchie con i reliquiari, tutta la volta decorata, il medaglione di San Vicenzo disposto sopra la Pala d'altare della Sagra Famiglia con San Domenico e
San Giuseppe da Leonessa,  il Tabernacolo ligneo, la Resurrezione in bronzo San Giuseppe da Leonessa,  il Tabernacolo ligneo, la Resurrezione in bronzo quale paliotto del nuovo altare, gli scorci degli altari feriali a destra e sinistra dell'aula, una sedia inginocchiatoio dell'antico artigianato colleverdano e le  maniglie in ferrobattuto del portone. Il nuovo altare in travertino con il paliotto ("La resurrezione") in bronzo. Offerte devozionali dalla signora Oliva Berardi ed eseguite dallo scultore Giorgio Fiordelli.
L'altare feriale di S. Antonio. Sistemato a sinistra, dirimpetto dell'altare feriale di Santa Lucia.
Si notino i candelabri dorati, la "Pala dell'Altare Maggiore", "l'Icona della Beata Vergine del Santo Rosario", simile nella postura a quella di Pompei, presenta l'immagine della Madonna del Rosario in trono con Gesù in braccio;  ai suoi piedi, potrebbe essere San Domenico, ma è probabile che questo sia San Vincenzo Ferrer (vedasi l'icona di S. Vincenzo più miniata nel piccolo ovale sopra la stessa pala) e Santo Giuseppe da Leonessa.
Dietro al trono, completa il trio Sacra Famiglia S. Giuseppe. 
Tutti e tre hanno sulla testa una corona in lamina cesellata e sbalzata d'argento. In questo quadro si possono riconoscere due grandi spazi. Lo spazio in alto, nel quale si verticalizza e troneggia una splendida solenne figura di Maria seduta, che invita gli oranti a rivolgere l'attenzione al Santissimo Rosario con i Santi misteri dipinti in piccole icone, come metope, sulla rinascimentale mantovana di un invisibile baldacchino sovrastante.
Lo spazio in basso è quello della Chiesa, il corpo mistico, la famiglia che ha in Gesù il suo capo, nello Spirito il suo vincolo, in Maria il suo membro eminente, la sua meravigliosa Madre;  ancora più sotto vive una rappresentazione della chiesa carismatica, rappresentata dalle due eminenti figure dei Santi
 effigiati. Quadro devozionale (1700) di Autore ignoto della scuola dell'Aquila di apprezzabile fattura. Il dipinto fu ripulito circa 15 fa su interessamento di Sandro Sabatini. 
I colleverdani erano devoti a San Vincenzo Ferrer ( Domenicano 1330) Si noti sul fondo dell'immagine anche una porzione del pinnacolo del Tabernacolo intarsiato in legno. "La Pietà" scultura in legno policromo Realizzata dal bisnonno di Roberto Betti, padre di Salvatore Nardi, falegname e bottaio di apprezzata bravura. Vero esempio di Arte Naif ante litteram.
Nella chiesa ancora si usano alcune sedie inginocchiatoio eseguite da lo stesso artigiano o dal figlio Salvatore . 
Molto rovinata, "La Pietà" , fu restaurata, su richiesta di Giovanna Nardi, da Fiordelli con iniezioni in resina e ripatinatura delle tinte e dell'oro zecchino (da circa 15 anni).  Vi sono anche i 14 quadri della via crucis. Opere di buona fattura.
Disegni originali colorati ad acquarello di autore ignoto, stilisticamente ispirati all'incisore della romanità Bartolomeo Pinelli. Dono della famiglia Nardi Giovanni.
Il monumento ai caduti di Colleverde Opera del 1973 eseguita dallo scultore Giorgio Fiordelli su interessamento di Sandro Sabatini con il contributo dell'allora Presidente del Consiglio On. Rumor.
Una grande catena con le maglie ormai strappate che sciogliendosi si slanciano verso l'alto.
Particolare esempio di Pop Art in quanto eseguita con materiali poveri.
 
a cura di Giorgio Fiordelli

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